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2005, The Amazing Pape, Perugi artecontemporanea - Padova (Italy)

THE AMAZING PAPE
[ita / eng]
text by Luca Vona

UNA RISATA LI SEPELLIRA'

“Come Batman ha la Bat-mobile, Laurina Paperina ha la Pape-mobile. E’ un “cinquantino”, per il semplice fatto che Laurina non ha la patente. La vettura è stata modificata con l’aggiunta di diversi “gadgets” che permettono alla nostra eroina di portare a compimento con successo ogni missione. Il risultato è una singolare opera a metà strada tra ready made e assemblage. Ispirandosi alle “automobili d’artista” realizzate in passato da Andy Wahrol e Keith Haring, ma anche agli Hot Rod -raduni in cui gareggiano automobili iperaccessoriate, stravolte nel loro aspetto- Laura Scottini offre un’ironica riflessione sulla figura del supereroe, forse guidata anche da quella passione per il “giocattolo da montare” che ha accompagnato l’infanzia della sua generazione.
Alla Pape-mobile si accompagna una lunga serie di “paintdrawings” (piccoli disegni ad acrilico, penna a sfera, e pennarello) in cui vediamo sfilare – come in un celebre cartoon Hanna & Barbera – fantasiose superautomobili e piloti mutanti.
I supereroi hanno iniziato a sfrecciare sulle pagine dei pulp-comics negli anni Trenta del secolo scorso, ma numerosi precursori possono essere individuati in celebri protagonisti di feuilleton ottocenteschi (ad esempio il Conte di Montecristo, di Dumas), nonché in figure a cavallo tra storia e leggenda quali Artù, Galvano, Ivanhoe e, andando più indietro nel tempo, in alcuni protagonisti del mito, come Ercole, Achille, Ulisse, Hermes.
Proiezione del lato utopico della coscienza, dell’umano desiderio di autotrascendimento, il supereroe è una destinazione continuamente rinviata, e in quanto tale presenta sempre un qualcosa di sorprendente. Per questo i protagonisti dei comics che hanno affascinato intere generazioni di ragazzi (ma anche di adulti) sono di volta in volta “stupefacenti” (The Amazing Spider Man), “impossibili” (The Uncanny X-Man), “incredibili” (The Incredible Hulk), “fantastici” (Fantastic Four). Lo stesso nome di una delle più affermate “factory” di homines superiores, allude al sense of wonder che li qualifica: si tratta della Marvel, che insieme alla “rivale” DC ha contribuito alla creazione di un vero e proprio pantheon mitologico post-industriale.
Una ”estetica del meraviglioso” dai connotati un po’ lisergici, un po’ neobarocchi, che ritroviamo nell’immaginario figurativo di Laura Scottini. Dall’ universo fumettistico d’oltreoceano essa non si limita a prendere in prestito i personaggi più popolari (come in una sfrontata esaltazione del “copyleft”) ma anche numerosi espedienti linguistici e formali. Fin dagli inizi della professione artistica, Laura ha scelto -proprio come Clark Kent e Peter Parker- di celare le proprie imprese dietro uno pseudonimo (nel suo caso più bizzarro che meraviglioso): Laurina Paperina. Come quasi tutti i characters della letteratura eroica dall’antichità a oggi Laurina Paperina possiede una natura ibrida. Forse è il risultato di una contaminazione radioattiva. D’altra parte, quanti eroi ha generato la scissione dell’atomo: dall’Uomo Ragno all’incredibile Hulk, da Devil ai Fantastici quattro, è tutto un proliferare di mutanti dai poteri straordinari. “Benedette radiazioni” verrebbe da esclamare!
Se Laurina Paperina può volare come Superman di certo le sue “imprese” non appaiono così borghesemente consolatorie come quelle dell’eroe kriptoniano. All’interno di narrazioni minimali, concentrate nello spazio di un unico sticker o di una “mattonellina” dieci centimetri per dieci, ci si rivela un personaggio spericolato, volubile e disposto a tutto per placare la sua voracità.
Astronavi e creature extraterrestri, omini in tute da “day-after”, virus che prolificano all’interno di computer o di provette da laboratorio sono le metafore di un linguaggio artistico che ha fatto della contaminazione il proprio status ontologico.
Simulando l’espediente della continuity, che ha reso celebri i fumetti americani in tutto il mondo, Laura fa penetrare la sua eroina come un virus (letale ma simpaticissimo) nell’universo favoloso del comicdom. Non solo. Ai “veri” personaggi fumettistici mescola supereroi “taroccati”, inventati di sana pianta, giocando alla “finzione nella finzione” e conferendo a un immaginario che si è preso spesso fin troppo sul serio un carattere fortemente ironico e quasi puerile.
Compaiono nei suoi disegni frasi in inglese “maccheronico”, correzioni e cancellature per adattare i testi a un pubblico internazionale, storpiature del nome di eroi celebri (Plastic Man diventa Spastic Man). “Leggerezze” attraverso le quali l’artista esprime, senza nascondersi dietro a un dito, le difficoltà di comunicazione con un universo culturale certamente familiare ma appartenente ad un Paese che non è il proprio.
Negli anni, i supereroi hanno dovuto affrontare “superproblemi” che rappresentavano le principali paure dell’umanità postmoderna: il dilagare della violenza nelle metropoli, il pericolo di una catastrofe atomica di portata planetaria, minacce provenienti dallo spazio profondo. Temi caratteristici anche di quello sterminato corpus di animazioni giapponesi che invasero l’occidente sul finire degli anni Settanta e che in qualche modo “fecero da balia” a una generazione cresciuta davanti al televisore, la stessa cui appartiene Laura. Il suo intento però è di sdrammatizzare. E a sdrammattizzare, nel senso etimologico, ci riesce benissimo, tanto sul piano contenutistico che su quello formale. Sdrammatizza perché i suoi soggetti sembrano frames estrapolati da una pellicola cinematografica, vignette strappate da qualche comic-book. E in questo hanno molto del ready-made duchampiano, delle celebri opere dei capostipiti del pop (Wahrol e soprattutto Lichtenstein), dell’universo caotico e iperinformatizzato rappresentato dalla pittura di Haring e Basquiat. Laura inoltre costringe i supereroi in uno spazio fortemente bidimensionale che è tutto l'opposto dell’ipercinetismo estetico dei comics americani. Un processo di sdrammatizzazione che a livello di contenuti è percepibile nel carattere completamente “out of joint” –cioè fuori dalla quadratura morale degli eroi classici- del personaggio Laurina Paperina. I supereroi del passato -specie quelli ottocenteschi e della prima metà del XIX secolo- si muovevano in un cosmo manicheo, dove i buoni e i cattivi erano entrambi “tutti d’un pezzo”. Intorno alla metà degli anni Sessanta si affermarono numerosi personaggi “problematici”. Esemplare, al riguardo, la figura di “The Punisher”, vigilante assetato di vendetta; ma anche personaggi “storici” come Batman e l’Uomo Ragno cominciarono a mostrare maggiori sfaccettature psicologiche: la sottile linea di demarcazione tra il bene e il male venne ad attraversare il cuore stesso del supereroe, che sempre più spesso si lasciava andare ad azioni inconsulte, diventando progressivamente l’espressione non più del Super-Io collettivo di una nazione, quanto piuttosto di un Ego megalomane e paranoico. Si trattò all’epoca, da parte degli sceneggiatori dei comics, di una riconsiderazione critica -e in definitiva del rifiuto- della figura stessa del supereroe, in quanto espressione e strumento di difesa di valori non più riconosciuti come tali, per il loro carattere “reazionario” e piccolo-borghese. Il personaggio di Laurina Paperina si situa proprio al termine di questa parabola. Ragion per cui non si fa scrupoli a “spiaccicare” con la sua P-Ape il “mitico” Thor. In essa prende forma la pura Egoità, ormai libera dal fardello di ideali rivelatisi storicamente inutili se non disastrosi. Un Ego, in fondo, senza macchia, come quello del folle e del bambino.
Forse la Pape-mobile è solo un divertente giocattolone venuto fuori da un qualche uovo cosmico. Forse è solo il rigurgito conseguente a un bed-trip (con la “e”, come lo scrive Paperina) da indigestione di cultura pulp. Eppure non si può negare la portata concettuale –che non ne costituisce certo l’ urgenza primaria- del lavoro di Laura Scottini. Anzi. Esso getta indubbiamente una luce sull’uomo contemporaneo, ne rivela le oscure ombre, seppellisce in una risata le sue velleità. Forte di una capacità di osservazione impietosamente ironica, che è espressione del distacco dei saggi.

BURIED BY A LAUGH

If Laurina Paperina could fly like superman, her “deeds” would certainly not be as much of a middle class consolation as those of Krypton’s hero. Within the minimal narration, concentrated in the space of a single sticker in a little 10cm square tile, she shows us a fearless character, energetic and willing to do anything to satisfy its voracious appetites.
Space ships and extraterrestrials, men in “day after” style protective suits, viruses which proliferate inside computers or laboratory test-tubes, are all metaphors for an artistic language which has made contamination its own ontological status.
Simulating the expedient of continuity, which has made the American comics famous throughout the world, Laura makes her heroine penetrate the fabulous world of comics like a virus (lethal but very friendly). This is not all, she adds invented “knock-off” superheroes to genuine characters from comics, playing a fiction within the fiction, and giving a strongly ironic and almost childish character to an imagery which has often taken itself too seriously.
There are phrases in Pidgin English in her drawings, corrections and crossing out to make the texts suitable for an international public, distortions of the name of famous heroes (Plastic Man becomes Spastic Man). A light-heartedness through which the artist openly expresses the difficulty in communicating with a cultural reality which is certainly familiar, but which belongs to a country not her own.
Over the years, superheroes have had to face “super-problems”, which represent the principal fears of post-modern humanity: the growth of urban violence, the danger of a global atomic catastrophe, the menace from deep space. These are themes which also characterise the body of Japanese animation which has been invading the west since the end of the nineteen-seventies, and which was in some way a “wet-nurse” for a generation which grew up in front of the television- the generation Laura comes from. However, her intention is to defuse, and it is this defusing, in an etymological sense, which she manages so well both in terms of content and in a formal sense. Defusing, because her subjects seem to be frames taken from a movie, frames ripped out of a comic book. In this they have a lot of the ready made of Duchamp, of the famous works by the masters of pop (Warhol and above all Lichtenstein) and of the chaotic and information-overloaded universe represented in the painting of Haring and Basquiat. Furthermore, Laura forces her superheroes into a strongly 2-dimensional space, the opposite of the dynamic aesthetic of the American comics. A process of defusing which in terms of content can be seen in the character of Laurina Paperina which is completely out of joint- that is outside the moral framework of the classic superheroes. The superheroes of the past, particularly those from the nineteenth and the first half of the twentieth century, dwelt in a manichist universe, where good and bad were both clearly defined. Round about halfway through the nineteen sixties, numerous “problematic” characters appeared- for example the figure of “The Punisher”, a vigilante out for revenge, but also “historical” characters like Batman and Spiderman began to show more psychological facets, the thin line between good and bad was determined by the heart of the superhero, who evermore often let himself go, committing dangerous acts, progressively moving from the collective Super-ego of a nation to become rather a megalomaniac and paranoid Ego.
At the time this was a critical re-consideration- and ultimately rejection- by the comic artists of the figure of the superhero as an expression and instrument for the protection of values which were no longer recognised as such because of their “reactionary” and middle class nature.
The character of Laurina Paperina is situated at the end of this arc. The reason why she doesn't have any qualms over “squashing” the “mythical” Thor with her P-Ape.
She gives form to pure ego-ism, now free from the bundle of historically useless, or even disastrous, relativist ideals, an ego without stain, like that of a child.
Maybe the Pape-mobile is just a big, fun toy out of some cosmic egg, maybe it is just something thrown up as the result of a bed-trip (with an “e”, as written by Paperina) caused by indigestion from pulp culture. Nonetheless we cannot deny the conceptual meaning- which is certainly not the primary necessity- of the work of Laura Scottini. On the contrary, it undoubtedly throws a light on contemporary man, revealing the dark shadows, burying the vain desires in a laugh. There is a strong capacity for merciless ironic observation, which is an expression of the detachment of the wise.