arto contemporaneo
2006, Arto Contemporaneo, Future Film Festival's mascotte

FUTURE FILM FESTIVAL
text by Guido Bartorelli

Lo sgambetto di Laurina Paperina

Il programma che si è dato il Future Film Festival di affidare, anno dopo anno, la propria immagine a una piccola scultura creata ad hoc, ha visto coinvolti un buon numero di artisti tra i più rappresentativi del filone di ricerca che ha il proprio centro di riflessione, vista la natura del committente, nella cultura mediatica e spettacolare.
Quest’anno il compito non poteva che toccare a Laurina Paperina, artista di fama fresca fresca, che si è fatta conoscere per una serie di lavori tutti giocati su un linguaggio scarno e coloratissimo, che civetta con le infantili ingenuità del dilettante, ma lo fa sulla base di una raffinata perizia tecnica. Più che al cinema d’animazione, Laurina pare ispirarsi al fumetto; e più che al fumetto alle icone digitali, straordinariamente attraenti nella loro semplicità lapalissiana. Il tratto nero dei suoi disegni, le campiture luminosissime, degne di uno schermo al plasma, ricordano la produzione figurativa in formato bitmap, affidata ai movimenti del mouse e al riempimento di colore del secchiello. Laurina ingaggia così un confronto con la creatività diffusa, che si riversa allegata alle e-mail, o si scarica da un sito-bacheca. E i contenuti non sono da meno, felicemente incentrati su quei luoghi ludici e comuni, tipici della cultura visiva di tutti: qui il mostro, l’alieno; in altre occasioni il supereroe.
Rispetto alle tante altre maxi-importazioni di immagini pop, neo-pop, neo-neo-pop che si sono viste ormai da almeno mezzo secolo a questa parte, Laurina, come in genere gli artisti della sua generazione, si caratterizza per una certa diffidente ritrosia nell’innalzare il suo lavoro dal piano terra della creatività di massa. Abdica volentieri dall’autorialità che fa salire l’artista sul piedistallo. Al massimo Laurina sale in punta di piedi, nel senso che zitta zitta inserisce indici di scarto minimi, a volte niente più del fatto che le sue creazioni, invece che su un sito, stanno in mostra in galleria; o invece che in un’animazione flash, sono realizzate in scultura, con una gravità anomala, da lontani tempi pre-bit.
L’Arto contemporaneo prende corpo da un fumetto di Laurina e atterra a Bologna, a fare un piccolo sgambetto verde all’arte contemporanea che, al giorno d’oggi, crede ancora nella propria eccezionalità, come se, in virtù di chissà che cosa, essa finisse sempre per assurgere all’olimpo dei pochi eletti, lasciando a terra i molti. Più avvedute sembrano quelle ricerche che umilmente si pongono il problema, nella sua complessità, che l’artista non è certo il protagonista al vertice dell’immaginario in cui viviamo immersi. Se ne sta in un angolino, come una Laurina Paperina.