stripes legs
2007, Workshop - A scuola con gli artisti. Promoted by Galleria Civica di Arte Contemporanea (TN, Italy).

Work Art in Progress #13 | A SCUOLA CON GLI ARTISTI
text by Francesca Baboni

Giocare con l’arte. E’ questo il tentativo, peraltro perfettamente riuscito, di Laura Scottini. Prendere per i fondelli le identità contemporanee a partire da sé stessa, con la scelta di uno pseudonimo, poiché la satira rimane forse l’unico mezzo al giorno d’oggi contro i poteri forti. E divertirsi pure. Poiché protetti dal limbo della pittura si possono arrivare a dire verità molto pesanti. Nel pape world può succedere di tutto. Supereroi improbabili e spastici che si azzuffano in modo strambo, vips messi alla berlina, attacchi alieni, metafore dei vizi di una collettività difettosa. Nascosta – ma neanche troppo – dietro alla sintesi del disegno e al linguaggio semplificato del fumetto e del cartoon, l’osservazione acuta, colta, intelligente. L’idea di partenza è il divertimento, poi si va oltre. E se il segno rapido e veloce non ha in sé nulla di concettuale - e proprio per questo avviene la scelta del medium - il concetto non rimane però in secondo piano. Con le sue trasformazioni al limite del paradossale in supereroina di una contemporaneità malata, The Amazing Pape si prende in giro consapevolmente ed è per questo che risulta tremendamente seria. I suoi supereroi fantasiosi sono in realtà degli sfigati piuttosto goffi che non arrivano da nessuna parte, la pape mobile è una semplice apecar dalle alette gialle e nessun optional fantascientifico. Laurina Paperina crea la sua realtà virtuale come fosse un video-game, riproducendola su carta con uno stile eclettico, leggero e vivace, che strizza l’occhio alle maniere irriverenti e all’inferno urbano di Barry McGee. Il suo universo caotico, popolato da esseri disgustosi, come Bubo Malefix, Thor o Caccolaman, da gambette rigate, mostri divoratori, virus contaminanti o personaggi dello star-system, rivela, attraverso la fiction e la simulazione, una oggettività reale che non si può raccontare. Con quel cinismo crudele tipico dei bambini, nel voler passare per tre volte sopra ad un corpo già asfaltato con la macchina. O la sessualità più bieca, la volgarità gestuale senza ritegno, la crudeltà dell’omicidio. Nella serie animata How to kill the artists, gli artisti vengono paradossalmente uccisi dalla loro stessa arte che gli si rivolta contro, come succede a Murakami, divorato dai suoi stessi fiori. Gli Artisti prendono il posto dei supereroi come pseudo – eroi contemporanei che detengono il potere economico e sociale, ma il pensiero rimane lo stesso. Le favolette sono truci ed efferate, talvolta perversamente splatter, anche se all’apparenza innocue. Buffe e graffianti, frutto della fantasia ma con profonde ripercussioni nella nostra vita reale, ci inducono a riflettere laddove la finzione si lega direttamente all’attualità. Con un’ironia che ammicca in modo distaccato, senza giudicare mai. Senza falsi moralismi. Ma non basta il colore acido dei pennarelli per nascondere le brutture, sebbene nella baraonda colorata ci scappi un sorriso. E nemmeno il sarcasmo furbescamente infantile dei disegnini e delle frasette nei balloon per cancellare quel marcio. Che in modo o nell’altro riesce sempre a farla franca e ad infilarsi subdolamente, facendo - col beneplacito dell’artista - capolino qua e là.